Alan Moore vive a Northampton, città che si trova al centro dell’Inghilterra. Vi è nato, non si è mai trasferito e alla sua città ha dedicato i suoi primi due romanzi La voce del fuoco e Jerusalem.
Northampton dista meno di un paio di ore di treno da Londra. Capitale dell’impero è l’altra città alla quale Alan Moore, per lo meno da quel che sappiamo dalle sue opere, è molto legato. L’ha raccontata in From hell, ricostruendo la sua cartografia di fine ottocento assieme al fumettista Eddie Campbell. Ne ha mostrato le sue varianti letterarie ne La lega degli straordinari gentlemen. E, in italiano, possiamo leggere alcuni brevi racconti che raccontano di alcuni suoi quartieri raccolti nel volume Londra in nero.
Non stupisce, perciò, che il nuovo progetto di Alan Moore si concentri proprio su Londra e la sua controparte fantastica, quel Grande Quando che da il titolo a questo primo romanzo di una saga che dovrebbe essere composta da cinque libri.
Il Grande Quando si svolge nel 1949. La Seconda Guerra Mondiale si è conclusa da pochi anni e la città e le persone che la abitano portano ancora addosso i segni dei bombardamenti subiti.
Dennis Knuckleyard è un diciottenne che lavora e vive in un negozio di libri usati. Un giorno come tanti la sua datrice di lavoro lo manda a recuperare dei libri usati da un altro librai. Il problema è che tra questi libri, Dennis, si ritroverà tra le mani un libro che non dovrebbe esistere. Questo libro si intitola Una passeggiata per Londra e non dovrebbe esistere perché è un libro di finzione nominato in un romanzo di Arthur Machen (nota a margine, Moore aveva già parlato di Machen nel racconto Holborn). È un libro che viene da un’altra città, una città a cui pochi possono avere accesso.
Dennis dovrà ricondurre il libro al suo luogo d’origine e nel farlo entrerà in contatto con una serie di figure che potranno essere pericolose o salvifiche. Da spietati criminali a maghi dediti al gioco d’azzardo, da prostitute a pittori surrealisti queste sono le persone con cui si dovrà confrontare.
Questo lo spunto iniziale della trama. Detta così ben poca roba. Sempre più, mi sembra, che la letteratura Inglese sia autoreferenziale, uso autoreferenziale in senso neutro. Gli scrittori e le scrittrici inglesi hanno creato una serie di situazioni che si citano e richiamano, tant’è che fin dall’inizio viene citato George Orwell e il suo 1984. Quasi a sottolineare che questa, quella del libro il Grande quando, non è la nostra realtà ma parla della nostra realtà. Se 1984 parla degli anni intorno il 1948, forse, mi vien da pensare, Il Grande quando è ambientato nel 1949 ma parla dei giorni nostri.
Moore, però, non è rivolto solo agli autori conterranei ma, il libro che viene dalla funzione e pervade la realtà, rimanda a scrittori come Borges e Lovecraft.
Tutto questo citazionismo non è fine a sé stesso. Il Grande quando è la Londra al di là della realtà. È il luogo in cui il mondo delle idee diventa spazio e che a sua volta influenza il mondo reale. Una passeggiata per Londra è proprio questo, la fantasia di uno scrittore che esiste concretamente nel mondo al di là e che con la sua presenza influenza le azioni dei protagonisti.
Già questo mi fa dire che quello di Moore non è un riciclo di cliché già visti e rivisti.
L’importante non è il cosa ma il come.
Ma in realtà anche il cosa è importante!
Alan Moore si focalizza molto sui personaggi, li caratterizza e li scava a fondo per mostrarceli. Ci racconta la città, ossessivamente segna le strade, le vie e i vicoli calpestati senza ma dimenticare chi li calpesta.
La città non è solo fatta di cemento ma è soprattutto luogo abitato. Le città più che di mattoni sono fatte di persone.
Altra tematica che ritorna è il concetto di idea-spazio che da anni Alan Moore esplora e indaga attraverso le sue opere sia a fumetti che letterarie, ma anche audiovisive, come nei cortometraggi che compongono Show pieces in cui emerge la versione infernale di Northampton, Nighthampton.
Le idee plasmano il mondo e noi con la nostra fantasia e i nostri pensieri plasmiamo il mondo delle idee.
Credo che in quest’ottica vada visto il suo ritorno a parlare di Jack lo squartatore. Jack lo squartatore è il fulcro di From hell fumetto a cui Moore ha lavorato per diversi anni con una ricerca storica enorme. È ritornato a parlarne in un volume de La lega degli straordinari gentlemen, Century: 1910, dandogli però una identità diversa. Ancora in Jerusalem si parla di Jack lo squartatore e utilizza una terza identità. Nella seconda appendice di From hell Alan Moore afferma l’impossibilità di darne una reale identità e che tutto questa ossessione ormai globale per quei casi è qualcosa di malsano.
Ne Il grande quando c’è anche Jack lo squartatore o meglio, c’è il ricordo, lo spettro che aleggia. Si parla di un’identità ultraterrena fuggita dal Grande Quando e che ha fatto orrori nella realtà. Non va dimenticato che quella identità ultraterrena è frutto dei nostri pensieri, la responsabilità di quegli omicidi ricade su tutti. Per questo, torno a dire, Il grande quando è un libro che parla dei nostri tempi. Moore ci fa riflettere sulla responsabilità sociale che abbiamo, negare determinate responsabilità nella società che condividiamo attraverso i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni equivale a negare l’identità delle vittime.
È un viaggio di formazione. Dennis attraverso le persone che incontra e le prove che deve affrontare maturerà ritornando alla propria dimora diverso. Sicuramente cresciuto anche se segnato. Va sottolineato che tutto questo parte da un libro. La lettura ci arricchisce, mette in contatto con persone che non conoscevamo e, alla fine, ci trasforma.
Tutto questo mi ha fatto apprezzare Il grande quando. L’ho trovato una lettura avvincente e stimolante.
Se devo essere onesto mi sento di essere anche critico. Non è il miglior libro di Moore ma bisogna dire che La voce del fuoco e Jerusalem son libri così personali e ricchi da essere un discorso a parte.
Il fatto è che il peggiore nemico di Alan Moore è Alan Moore. Nel mondo del fumetto è stato una voce così importante da non avere quasi paragoni. Ha tracciato nuove direzioni e è ancora un punto di riferimento.
In ambito letterario non mi sento di dire sia così.
Il suo stile di scrittura è pesante e ossessivamente legato a una descrizione che sembra voler colmare con le parole quella parte visiva che aveva nei fumetti tramite i suoi disegnatori e che in un romanzo non c’è. Punti veramente brillanti ci sono ma nel complesso si perdono in un mare di parole.
Infine, essendo il primo libro di una serie di cinque, ho avuto la sensazione che la vera azione debba ancora partire e che tutto è stato un preambolo di quel che avverrà in seguito.
Io quindi aspetto il seguito de il Grande quando, è stata una gran bella corse per le vie di Londra e son contento di aver ritrovato le parole di Alan Moore.